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Messerschmitt Bf 110c

“The builder”…già, un soprannome che è un programma, ma in un certo senso anche una malattia, o quasi.
Sono instancabile, termino un modello, anzi, stò per terminarlo e già pianifico il successivo, sempre una specie di sfida con me stesso: riuscirò a realizzare questo (o quello)? e se non mi dovesse soddisfare?
Poi i dubbi,come d’incanto, svaniscono e mi ci metto, rubando il tempo necessario a chiunque (!!!), a capofitto.
E così è stato per l’ultimo, ed il pnenultimo ed il precedente ancora, beh! limitiamoci all’ultimo, lo Stuka di Paolo.
A parte una breve pausa (fisiologica) durante la quale è sorto dal nulla, nel vero senso della frase, un modellino da disegno (Wizzard) che avrebbe dovuto essere assemblato fifty fifty fra me e Claudio, in un momento di sconforto ho rovistato in una raccolta di piani di costruzione custodita dal suddetto presunto socio, trovando tre tavole del Bf_110c.
Un bimotore! “…ma io i due motori necessari li ho!!!...” e via con il pensiero…magari documentando fotograficamente lo sviluppo della costruzione, accettando un poderoso quanto continuo incitamento di Oscar.

Gennaio

Si inizia nel mio solito covo nonché “rifugium pecatorum”, riscaldato a malapena da una stufetta catalitica, analizzando i disegni e valutando le difficoltà da affrontare, decidendo di iniziare dalla fusoliera, dato che almeno per quella ho già in casa tutto il necessario.
La coda bideriva mi “acchiapa”, è una novità quanto i due motori, eppoi dopo due chiacchere con Rinaldo illustrandogli le mie intenzioni,
mi sfidato nella perplessità di come realizzare la capottina!!! Ma scherziamo? è proprio quello il bello, una sfida lanciatami dal Maestro per eccellenza! Non sia mai detto…
Via! si inizia senza indugi, si taglia il necessario in una sera, pardon, in un paio d’ore di una domenica sera, dopo un intero pomeriggio trascorso in pista con il gruppo.

Ormai “sono fatto”, l’entusiasmo, la passione, la bellezza di lavorare il legno…
Con una tavoletta di compensato di betulla spessore mm. 0,4 disegno e realizzo la prima parte della capottina, preparo delle false ordinate per dare la forma (che verranno poi ridimensionate), incollo per rinforzo e mantenimento delle forme alcuni listellini del medesimo materiale ed il lavoro è completo, pronto da stuccare.
La fusoliera è più semplice del previsto, tradizionali ordinate e fianchetti in balsa; piano di coda e derive in ordinate di balsa ricoperte della stessa, timoni di profondità e di direzione, intelati come nell’originale, semplici da riprodurre utilizzano solartex.

 

 

 

 

 

Passo all’ala, da realizzare in tre pezzi quali pianetto centrale e le due semiali, il tutto costruito in tradizione con centine e longheroni, rivestimento in fogli i balsa.
Devo però risolvere l’inserimento delle longherine di supporto motori, in verità non ho altro che i piani disegnati, niente istruzioni o spiegazioni.

 

 

 

 

 

Qui mi sorgono dubbi circa il disassamento delle unità propulsive (che ho scelto saranno due OS 52 4T): alcuni mi dicono che non è necessario, altri mi indicano entrambe indirizzate verso gli opposti esterni, altri ancora non ne sanno. Beh! faccio di testa mia e seguo Rinaldo, solo la dx verso l’esterno.   
Ora sono ben delineate anche le superfici mobili, alettoni e flaps, sono già agli organi attuatori degli stessi (servi e rinvii), il cacciabombardiere prende forma, si intravvede cosa tenterò di far volare.

Un mese e…

Febbraio.

Mentre Gennaio è stato proficuo, il successivo, tranne i primissimi giorni, è abbastanza al rallentatore, gigioneggio qua e là, unisco l’ala, ne trovo la posizione rispetto al piano di coda, realizzo il sistema di fissaggio alla fusoliera e penso a tutti i particolari relativi alle gondole motrici.

         
         

Realizzarle in balsa è sicuramente un lavoro da cani, meglio la resina! mi farò indirizzare da quel mago dei compositi che è Tiziano, sì! l’artista dell’Mc.72 raccontato nel mio ultimo scritto.
Il consulto mi porta a realizzare i modelli in polistirolo denso, incollati e formati a dimensione esatta con i relativi adattamenti per dx e sx, con particolare attenzione alle due capottature inferiori posteriori che dovranno fare da ricovero al carrello retrattile.
Di più non mi conviene fare, laminare la resina a quelle temperature è da autolesionisti, non catalizzerà mai. Maledetto inverno così lungo e freddo! Aspetterò temperature più miti…

Marzo.

Cambio mese…inizio a pensare all’assemblaggio delle varie parti, motori, carrelli e relativi portelli vano, serbatoi, ecc.
SERBATOI?? Cavoli, ci vanno anche quelli! Dove li metto, nell’ala? No, i motori verranno installati a testa in giù, c’è il rischio ingolfamento risultando più alti, la benzina arriverebbe per caduta ai carburatori e ciò potrebbe creare seri problemi di alimentazione.
Che faccio? Altri consulti insoddisfacenti e decido per l’autocostruzione in resina, con precise dimensioni e forma che mi permetteranno di posizionarli correttamente fra i motori ed il carrello, aiusta altezza.
L’idea??? Propostami da Gianni Marocchi, con una semplicità disarmante quanto efficace…grazie!
Modello in legno, collo con un pezzo di manico di scopa e via! risolto il tutto…
Nel frattempo le temperature si alzano, mi prudono le mani, inizio le varie laminazioni delle gondole e…voilà! non come a Tiziano (non ho la sua esperienza), ma gli stampi sono pronti.
Va bè, non sono proprio perfettissimi, un po’ di gratta gratta e stucco metallico e sono pronti per la realizzazione dei pezzi finiti.
Di lì a poco termino le laminazioni ed effettuo i dovuti aggiustamenti per la loro collocazione sulle ali. Provo e riprovo, trovo gli adattamenti corretti e non resisto alla tentazione di assemblare “a secco” il modello…è troppo bello!!!

Aprile.

Vado anche con i serbatoi, ne provo la tenuta idaulica, tutto OK, di più…
Mancano all’appello ancora le tipiche ogive instalate dai “crucchi” sui DB 601, due giorni di pensieri e trovo la soluzione: una vecchia ogiva trovata non mi ricordo in quale cassetto, quale stampo.
E i piattelli per il fissaggio delle eliche?
Nylon e…Rinaldo al tornio, che c’è di così difficile?
Pian piano ed arriviamo alla fase “artistica” nonché critica, la verniciatura di tutto l’aereo.
Perché critica? Ma certo, Claudio! “…è troppo precisa, i colori non si addicono, bisogna lavorare di fantasia, l’invecchiamento…”. Ma va…! Questo è un aereo (una quasi riproduzione)! “…mica è un pigiama…!” (battuta che non mi è nuova).
Compresore, pistola a spruzzo Asturo, aerografo, vernice alla nitro (a poco prezzo), vernice poliuretanica bi-componente quale antimiscela, stazione di lavoro attrezzata e…ecco i risultati!

         
         

Maggio.

Arriva il fatidico momento dell’assemblaggio definitivo.
Attrezzatura varia rigorosamente ridondante (non deve mancare nulla), spazio per muoversi liberamente (e dove se non in cucina?), mani sulle varie parti componenti ed in poco tempo ecco il Bf.110c
Lo guardo, lo giro e rigiro, ma come si farà a sbrigare la faccenda di farlo volare? Solito dubbio amletico che mi attanaglia lo stomaco. Ma poi…
Per il momento in pista vi è giunto, foto di rito e poi prova motori, sempre con Rinaldo al fianco, sempre disponibile e prodigo di consigli, abilità e pazienza.
Accensione 1, ok…Accensione 2, ok… si spegne il n.1, riproviamo, sarà il minimo (solito).
Stiamo regolando tutto ciò che serve ed ecco il meraviglioso suono in sintonia, in risonanza, di due OS 52 quattro tempi a pieno regime…confesso, mi sono entusiasmato, il mio primo plurimotori in funzione…
Da qui al volo credo ci vorrà un po’ di pazienza, devo verificare molto bene l’affidabilità delle unità motrici, magari sostituendo preventivamente le candelette che attualmente mi mancano, poi l’intenzione assoluta sarà la prova finale, il vederlo in volo e magari senza distruggerlo…anche se, come dice sempre Rinaldo, questi “giocattoli” sono destinati ad alimentare un bel falò.

Caratteristiche:
Ap. Alare:        cm. 180
Lunghezza:      cm. 155
Peso:                kg. 4,70
Carico alare:    90 gr/dmq circa
Motori:             n.2  OS 52 quattro tempi  

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