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Oddio che collaudo…!

21 maggio 2006 pomeriggio inoltrato, un pensiero a quel settembre 2000, in Austria da Schweighofer, dove Paolo acquistò il kit Marutaka dello STUKA, costruito e terminato in ben 5 e passa anni…
Ma di questo abbiamo già detto nel precedente delirio Lo Stuka di Paolo (come veder crescere una creatura…)pubblicato mesi fa.
Orbene dopo tentennamenti, preoccupazioni ed incoraggiamenti di Paolo, abbiamo deciso di tentare l’intentabile: far volare quanto cresciuto fra stenti, fatiche, imprechi e sudore cercando supporto morale di chi, presente e pronto alla catastrofe, scalpitava impaziente.
Fa già caldo e ancor di più ne genera la tensione che sento dentro, tanto da presentarmi in pista in calzoncini corti, maglietta e ciabattine, abbigliamento standard per le mie incursioni estive in pista.
Paolo è già arrivato, è teso e non fa altro che passeggiare nervosamente (mi dicono!) avanti ed indietro per i box, suda lui ed anch’io…
Il grosso dei settaggi è già fatto nei giorni precedenti, si tratta di affinare e confrontarsi con l’esperienza e le sensazioni nostre e dei senatori. Il baricentro ed i flaps sembrano ok; l’equilibratore di coda è in posizione neutra (così pure il timone), mentre gli alettoni, articolati all’ala in modo particolare come i flaps, ci risulta difficile centrarli rispetto al profilo di quest’ultima.

Il pieno di benza!! manca ancora il pieno…

Improvvisamente nelle mani di Paolo compare una digitale con la quale inizia la registrazione di una serie di videoclips, con una sequela di commenti sul modello e relativi particolari, concludendo la prima serie con l’esclamazione “…auguri e figli maschi!”   
Beh! non rimane che il motore (ed il suo minimo), ma visto che è nuovo di zecca credo non ci sia molto da verificare. Infatti, candeletta inserita, un colpo di starter e…canta come un usignolo.
Un attimo per un minimo di risacaldamento (noi lo siamo già, e da parecchio), una regolata al massimo con il modello in candela, un’aggiustatina al minimo (non poteva non esserci!) e…stop, mancano ancora alcune istantanee, da farsi fianco a fianco io e Paolo con la “bestia” in posa, sperando per il bene di tutti.
Ora è proprio giunto il momento, o la và o la spacca, anzi: o vola o si spacca! (Paolo continua a rincuorarmi: “…i modei iè facc per esser spaccac, pasiensa…” dice lui, ma il modello è suo e lo stò per pilotare io!).
Riaccensione, ok si va in testata pista (Paolo mi accompagna filmando), un controllo alla direzione della leggera brezza che mi sembra di sentire (Boh! Chi si ricorda se c’era veramente??? O forse era il sudore gocciolante…), sono pronto.
Mi sento teso come un’intera orchestra di corde di violino, ma il bello è questo, è una sfida.
Paolo, in posizione strategica per filmare il decollo, mi sussurra con un grido il “VAI!”.
Motore…timone a destra per tenerlo dritto, mi va lo stesso un pò fuori traiettoria, alza la coda ma riesco ugualmente a fargli prendere abbastanza velocità per alzarlo, in verità con un certo rischio di stallo (o così sembra), perché mi sbatte giù l’ala sinistra. Immediatamente riprendo l’assetto con un colpo di alettoni con in aiuto il timone e…voilà! Lo Stuka è in volo.
Ora, però, capisco perché mi è scivolato a sinistra, è da trimmare di alettoni a destra e parecchio, forse c’è ancora un alettone fuori o l’ala con una leggera svergolatura non prevista.
Comunque volo qualche minuto, il cabra è un po’ troppo sensibile, verifico gli assetti a varie velocità ed in effetti, togliendo gas, tende a perdermi l’efficacia del trimmaggio dopo il decollo, segno che l’ala è proprio un po’ svergola. Pazienza, ma…vediamo poi in atterraggio!
Ora, visto che uno dei particolari costruttivi che più mi hanno acchiappato nei lavori di completamento del modello è la bomba sganciabile, mi appresto ad un passaggio in asse pista per “mollare” l’attributo: sono leggermente disassato e sgancio troppo presto ma funziona, non sibila ma la bomba arriva a terra nel campo poco prima della testata pista. Andremo a recuperarla poi…

Paolo è entusiasta, pacca sulla spalla mentre filma, ma non scorge la mia costante tensione, manca ancora l’atterraggio.

Ok, mi appresto, circuito sinistro, riduco manetta ed ecco che lo stuka si presenta al touch down, ma non sono perfetto, ballo un po’ finchè ad un metro da terra mi sbatte giù l’ala sinistra, come nel decollo.
Tocca, striscia il terminale sinistro, appoggia il muso (l’elica) sulla pista e si ferma…è a terra con i danni ridotti al minimo!!! Uffa, che stress, che fatica, che tensione, ma che soddisfazione….
Con Paolo controlliamo i danni, ecco l’elenco:

1)     coperture carrelli divelte dall’ala (stimo in mezz’ora di lavoro la riparazione)

2)     terminale inferiore sinistro strisciato (idem come sopra per la riverniciatura)

3)     Elica: da buttare ( 8 €uro)

4)     Il resto??? Nulla…

E’ andata bene…il modello, d’accordo con Paolo, è pronto da attaccare al soffitto nei suoi uffici a fare bella mostra di se, meglio lì che in pezzi sparsi!
Ora, a distanza di mesi e nel rivedere i vari videoclips, ho comunque  maturato la convinzione che avrei potuto fare di meglio, ala svergola o no l’atterraggio potevo e dovevo controllarlo meglio, ma se Rinaldo non mi ha mosso critiche vuol dire che tutto sommato…
Concludo con la considerazione che per me l’aeromodellismo è principalmente condividere con gli amici le belle sensazioni che il costruire e far volare ciò che si realizza riesce a farti provare, magari discutendo dei risultati davanti ad una bella tavola imbandita e un bicchier di vino (di quello buono!).
Ma non è finita, da quel 21 maggio 2006 mi attendono ancora due collaudi, stavolta di miei volatili, il Messerschmitt Bf 110c
e l’ultimo, in ordine di apparizione, il Focke Wulf Fw 190-A8 oltre, mentre scrivo, al futuro Curtiss P40 in avanzata fase realizzativa.

 

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