Focke Wulf FW.190-A8

 
   
   
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Focke Wulf FW.190-A8

…ritorno a quel settembre 2000 in Austria, dove pur di comperare qualcosa di meno caro (allora!!!) rispetto a quanto si potesse trovare in Italia, affascinato dai kits della Marutaka (che ora non sono più in stock) acquistai il Focke Wulf FW190 versione A8-cacciabombardiere.
Come ebbi a dire precedentemente, mentre sono ancora in corso i lavori su un modello, già sviluppo le idee per il successivo…così andò l’anno scorso durante la primavera nella quale terminai il Messerschmitt Bf  110c.
Pausa di riflessione invero alquanto breve, diciamo alcune settimane, e già le mani si misero a prudere, l’oziare non fa per me!

Nonostante l’esperienza fotografica sviluppata sul bimotore di cui sopra, chissà perché non mi venne di ripeterla, o forse perché l’impegno precedentemente profuso fu lavorando su un disegno e null’altro, fatto stà che di questo aereo non ripresi alcuna fase costruttiva.
C’è comunque da dire che il presupposto di una scatola di montaggio è che tutto è già tagliato e formato o quasi , quindi con un po’ di manualità e sana pazienza, con i dovuti aggiustaggi di misure, dimensioni ecc. una buona parte della realizzazione procede da se.
Per me questo è un buon punto di partenza, perché comunque trovo sempre modifiche da apportare al modello di produzione, cercando quei particolari da riproduzione che posso realizzare compatibilmente con le mie capacità.
E’ il caso anche di questo aereo, dove l’installazione del motore che previdi (un OS91 4T), il suo alloggiamento, la soluzione dello scarico, l’alimentazione della candeletta glow, il carrello retrattile, la capottina ed il solito cockpit, mi permisero di divertirmi una cifra.

L’avvio dei lavori non si discostò molto dal solito, ricerche di fotografie ed informazioni su internet, mentre i pezzi del kit vennero catalogati, divisi e disassemblati dai loro supporti.
Iniziai dalla fusoliera, pensando a dove posizionare i servi, l’eventuale dotazione per il carrello retrattile pneumatico (che poi decisi di non utilizzare, come poi vedremo), studiando l’alloggiamento motore, lo scarico fumi, serbatoio e batterie.

Utilizzando del lamierino metallico tipo quello utilizzato per le fotoincisioni, realizzai la simulazione della ventola di raffreddamento motore. A tal proposito, se qualcuno volesse utilizzare questo materiale, tipo per pannellature ecc, Zio & Clod (Claudio, per chi non si ricorda chi sia, è colui che tenta di fare il fotografo…) mi ha edotto con la spiegazione di un trucchetto facile facile: il lamierino è rigido di suo, per renderlo molto deformabile e maneggiabile, basta tenere il pezzo che serve sulla fiamma del gas della cucina di casa, fino a vederlo diventare poco meno che rossastro, da lì in avanti sembra di piegare un foglio di cartoncino un poco più spesso. E senza scottarsi, mi raccomando…

Modificando il muso, ottenni la capottatura motore asportabile per avere pieno accesso all’apparato propulsore, con una facilità disarmante per il fissaggio di tutti i relativi componenti, riuscendo con qualche piccola saldatura a castolin a portare lo scarico verso il basso senza scassare alcuna parte delle fiancate (a proposito, il motore sta divinamente in posizione naturale!).

Da lì passai alla realizzazione della capottina del posto di pilotaggio, apribile con scorrimento all’indietro con piccoli accorgimenti abbastanza occultati, vedere per capire. Non mi dilungo oltre, il resto è normale amministrazione…

L’ala, di tipo tradizionale con longherone principale, centine e ricopertura in fogli di balsa, venne rinforzata nella parte anteriore all’altezza degli attacchi dei dispositivi di retrazione del carrello, che per una scelta dettata dalla mia testardaggine, volli di tipo meccanico.

Ma dato il pronunciato diedro dell’ala ed il tipico disegno del carrello nell’aereo originale (gambe in estensione rivolte verso l’interno), mi trovai a dover risolvere il problema di come fare per ottenere tale assetto.

La soluzione trovata ammetto non fu la migliore, soprattutto non mi convince la resistenza dei due dispositivi visto la massacrata che dovetti dare loro per ottenere l’assetto di cui sopra (anche qui è tutto da vedere!).

Tutte le superfici mobili del modello vennero realizzate modificando quanto originariamente proposto, con il timone, gli equilibratori e gli alettoni tutti intelati con solartex, mentre i flaps furono ottenuti con movimento a spacco utilizzando compensato di betulla. Terminata tutta la fase legno, impostati i vari particolari di finitura, passai a quella del mio rivestimento standard, carta modelspan, turapori alla nitro e vernici nitro “ad hoc”, secondo il solito schema di colori che non scelgo mai io, ma lascio scegliere a Gianni. Finitura di antimiscela poliuretanica bicomponente e montaggio di tutto l’equipaggiamento previsto, con i presettaggi al radiocontrollo.

Inutile dire che il collaudo non è ancora stato effettuato e chissà quando, anche perché il centraggio del baricentro è ancora da farsi ed il rischio, anche se ipotetico, è un aggravamento del peso e conseguente aumento del carico alare che potrebbe comportare il ripensamento di alcuni particolari con relativa eliminazione…vedi il carrello retrattile e la batteria aggiuntiva per la candeletta glow.

E ora, sotto con il già in costruzione avanzata Curtiss P40 Warhawk, kit vecchissimo della Top Flite trovato per caso alcuni anni fa alla mostra-scambio di Ozzano per pochi “schei”, con un’altro medesimo kit: il “Mustang” P51 versione “C”

…di cui magari ne sentirete parlare in futuro…come per il Messerschmitt Me109, il B25 Mitchell, il Fokker Dr.I triplano, lo Stampe SV4, il Ryan STA (kits che teno in soffitta) ecc…e non mi dimentico di innumerevoli disegni/progetti che ho in testa…

…the builder…

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