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PEARL HARBOR, l’alba di domenica 07
gennaio 1941… chi non ha visto il film del 2001? In pochi,
credo…
Ma quelli che se lo sono gustato non
possono non ricordare il paio di aerei, con ai comandi
Affleck e Hartnett, che ingaggiano da soli gli squadroni
giapponesi che…
Ma certo, sono due Curtiss P 40…già
divenuti famosi con la squadriglia denominata “Flying Tigers”
del colonnello Chennault, un branco di piloti americani
volontari che, in aiuto alla
Chinese Air Force,
tentarono di arginare le avanzate del sol levante in Cina
ancor prima dell’attacco a Pearl Harbor (se qualcuno è
curioso può andare in internet al sito
http://www.flyingtigersavg.com).
Beh! Un po’ di storia ma rigorosamente
attinente ad aerei, specialmente riferita alla 2^ G.M.
Questo è, cronologicamente parlando,
l’ultimo modello che ho terminato esattamente domenica 18
marzo 2007, dopo circa quattro mesi di lavoro nella mia
solita stamberga che quest’anno non è stata particolarmente
fredda, visto il mite inverno ormai trascorso (a proposito,
mi sa che quest’estate saranno c… con il caldo e la penuria
d’acqua!!!).
L’avevo scritto, dopo il Focke Wulf FW
190 A-8 ecco un nuovo modello da kit, stavolta una vecchia
scatola della TOP FLITE trovata tre anni fa sulle bancarelle
di Ozzano, in verità scovata come al solito dal SOLITO
Gianni “hawkeye”. Dopo alcuni tentennamenti me la sono
accaparrata in coppia con un’altra della stessa serie, il
P51 versione B, pensando che di tali rarità ce ne sarebbero
state ancora poche in giro. Ma per chi non è interessato a
costruire, poco gli ne frega…
La costruzione è del tipo classico, con
schemi invero datati (ma non poteva essere altrimenti)
utilizzando solo balsa, compensato per un paio di ordinate
di forza e ABS per la naca motore.
Vi erano contenute anche decals, con
classica bocca di pescecane, che però si sono rivelate quasi
inutilizzabili o comunque particolarmente difficoltose da
apporre, in quanto datate.
A tal proposito, nel kit vi è stata la
possibilità di scegliere la versione o il Gruppo di Volo di
appartenenza (e quindi anche la nazione), ma ho preferito
rifarmi a quanto previsto di base dalla casa produttrice,
visto anche l’infruttuosa ricerca in Internet di schemi di
colorazione diversi (ovunque la “solita” bocca dentata).
Ho subito pensato alle modifiche da
apportare per rendere più divertente il lavoro e, visto che
“casualmente” avevo in casa una coppia di carrelli
retrattili-ruotanti della Robbart (anche questi da Ozzano…),
il primo passo è stato subito compiuto.
Anche qui Internet mi è stato d’aiuto,
pensate, cercando immagini ed informazioni sono riuscito a
trovare le istruzioni, complete e scaricabili, della
produzione TOP FLITE serie GIANT, con descrizione, schemi e
passaggi costruttivi del P40, proprio per quel che
riguardava il carrello principale.
Ma dato che l’aereo aveva anche il carrello
posteriore retrattile, perché non provare a realizzarlo?
Ho studiato un po’ il sistema da
adottare, qualche schizzo su un foglio ed il carrello si è
materializzato, attuato semplicemente con un servo standard
collegato in Rx su un canale ausiliario, miscelato con il
carrello principale.
Inoltre e come da un po’ di tempo a
questa parte, con un micro-switch ho ottenuto il
funzionamento del faro di atterraggio e con un piccolo
circuito elettronico, che si trova nei cappelli natalizi di
Babbo Natale, le luci di posizione lampeggianti sui
terminali alari.
Il cockpit, con l’ausilio di tracce
fotografiche da internet, mi ha preso un paio di serate.
Utilizzando pezzi di bowden, ho
ricavato i binari per la capottina del pilota, che una volta
lavorata, si apre e chiude per simulare l’accesso al posto
di pilotaggio.
Poi è stata la volta dei sei
mitragliatori (le famose Browning cal.0.50”) realizzati con
pezzetti di balsa e tubo d’ottone.
Le superfici di controllo, abbandonati
i pezzi che c’erano nel kit, li ho ottenuti da tavolette di
balsa sagomate con l’incollaggio delle finte centine (o
costole), il tutto rivestito in tessuto (solartex) simulando
quanto in realtà.
Per ultimo, la costruzione dei flaps
governati da singoli servi standard annegati nell’ala.
Transitando nei paraggi del mio covo,
giorno per giorno, il lavoro è scivolato fino al momento
della finitura, ottenuta mediante la stesura di carta
modellspan con turapori alla nitro (quattro mani, seppiate
fra una e l’altra con carta abrasiva da 400), pronta per la
verniciatura.
Quest’ultima, come ormai da sempre,
l’ho prima studiata a tavolino con Gianni (che stavolta non
mi è stato d’aiuto per i motivi di cui sopra…la solita bocca
con i denti…dappertutto), poi eseguita a spruzzo con vernice
alla nitro e protetta con antimiscela poliuretanica
bicomponente.
Ora sono a quota tre collaudi da
effettuare, il Bf.110, l’FW.190 ed ora questo P40…ma la
stagione non è ancora iniziata, anzi, s’a da fare…solo
domenica 18 febbraio sono riuscito ad effettuare finalmente
il primo volo del 2007, per mantenere i pollici ho
recuperato dal garage il mio SILENCE giallo limone che in
volo, date la forma delle ali, sembra uno Spitfire…e che
volo!!!
Alla prossima…
Silvio “the builder” |