…e siamo all’epilogo…
Già, dell’estate e, finalmente, del mio Gloster!
Beh! finalmente non è appropriato perché è stato, come per tutte
le mie precedenti realizzazioni, un divertimento e non un peso,
forse tale per Oscar che con la sua solita pazienza ha permesso
e realizzato tutte le mie pubblicazioni sin qui apparse.
SETTEMBRE
Il fresco, eh!... cosa vuol dire il fresco! Si stà benone, non
si suda e mi è venuta una gran voglia di armeggiare nella mia
veranda-laboratorio.
Eravamo rimasti con la fine di agosto durante il quale il
modello era progredito fino alla realizzazione delle ali e dei
supporti-servi per gli alettoni.
Ebbene, senza soluzione di continuità ho iniziato subito al
rivestimento della fusoliera del Gloster. L’idea sviluppata a
maggio (cfr. 2^ puntata) circa l’utilizzo di lamierino metallico
simulante le pannellature, non mi è parsa la più promettente e
così facilmente realizzabile.
Ho optato, quindi, per la stesura di carta modelspan e turapori
a più mani, posticipando l’applicazione di eventuali finti
pannelli posticci, prima della verniciatura.
Mentre stavo terminando con il turapori, mi è balenata l’idea
dei flaps, almeno quelli presenti nell’ala inferiore.
Alcuni sguardi a fotografie dei veri, due rapide misurazioni
all’ala, un po’ di compensato di betulla da mm. 1.5 ed ho
realizzato il tutto.
I movimenti sono stati ottenuti con il posizionamento di un
singolo servo in apposito alloggiamento centrale all’ala, con
rinvio a mezzo di squadrette a 90° in corrispondenza delle due
piccole superfici annegate dell’ala stessa.
 |
Utilizzando la solita tela termorestringente “solartex”,
a mio modesto parere la più facile da gestire, ho
iniziato il rivestimento delle ali e sue parti mobili,
gli alettoni.
|
| |
|
passando poi all’ala inferiore nella sua superficie verso il
basso (notare il sistema di stesura e trazione-tensione sui
terminali, da eseguirsi con ferro ben caldo…).
Prima di passare alla parte superiore e dopo aver liberato gli
scomparti propri dei flaps e dei supporti servi per gli
alettoni, ho posizionato i cavi elettrici di alimentazione dei
servi di questi ultimi, montando poi provvisoriamente il tutto.
Infine ho completato l’ala inferiore e, con i medesimi criteri,
anche l’ala superiore.
 |
Ricontrollata tutta la ricopertura, ho fissato le
piastrine di bloccaggio dei montanti alari, mediante
epoxy 5 min, negli appositi alloggiamenti previsti
|
| |
|
La mia testardaggine mi ha poi condotto ad un vecchio vizio di
voler vedere le capottine non solamente fissate ma, dove
possibile, apribili.
Legato a questa opportunità si è aggiunto il tarlo di aprire
anche lo sportellino laterale di accesso al cockpit, magari
dotato di serratura funzionante!
Ed ecco il risultato
Dopo una prima verniciatura dell’interno, ho cominciato ad
elaborare i pannelli interni del cockpit, dove andranno poi
posizionati i vari strumenti ed amenicoli vari…
 |
Ma per non star con le mani nelle mani a lungo, nel
frattempo ho realizzato i montanti alari.
Lamierino in alluminio da 1,5 mm, strisce di balsa da 2
mm. incollate con cianoacrilato, carta vetro, carta
modelspan e turapori…
|
| |
|
 |
Con una fotografia a portata di mano, nel limite del
possibile e compatibilmente con le dimensioni, ho
realizzato l’interno del cockpit, compreso il roll-bar
visibile dietro al seggiolino.
|
 |
| |
|
|
Ed arriva il momento della verniciatura definitiva, scelta dopo
aver visionato più foto tratte da internet. Come già detto, ho
escluso a priori una livrea di tipo militare, optando per quella
che vedete nella foto…
Smalti alla nitro: argento, giallo ocra chiaro, nero, rosso
carminio, blu e…voilà.
Nel frattempo ho scoperto che un amico, per la sua attività
professionale, si è attrezzato con un plotter stampante su varie
superfici.
Mi è balzata subito l’idea per le coccarde da apporre sul
modello e con pochissimi €uro ho ottenuto ciò che volevo. Se poi
qualcuno volesse informazioni, sono a disposizione…
Applicati tutti gli adesivi, una buona mano della solita vernice
antimiscela poliuretanica bi-componente per terminare il
modello.
Già, perché poi per la fine del mese ho dovuto affrontare una
piccola revisione programmata al mio “solito” ginocchietto di
cristallo e quindi, poi, sarebbe stato difficoltoso portare a
termine il tutto.
OTTOBRE
Tornato a casa la convalescenza è dura, ma non abbastanza per
pensare a qualche ulteriore particolare da aggiungere…
E così ho studiato come realizzare gli scarichi del motore,
ottenuti da pezzetti di balsa sagomata in tondo ed incollati per
dare le giuste curvature, posizionati e fissati alla cofanatura,
sostenuti da piccoli supporti in alluminio avvitati alla
fusoliera all’interno delle gambe del carrello.
Ma non è finita…si vede che l’anestesia mi ha preso anche la
testa (oltre le gambe!), perché mi sono ritrovato a studiare
come realizzare il simulacro del motore stellare, da inserire
sotto la cofanatura in accompagnamento al cilindro dell’OS91 4T
installato.
Beh! ho
iniziato con un po’ di scetticismo circa la riuscita, ma alla
fine ho costruito ben 7 finti cilindri, partendo da pezzetti di
balsa da 1,5 mm sagomati di volta in volta...
NOVEMBRE
Dopo la conclusione di tutti i particolari e relativa
verniciatura, il modello finito è pronto per il collaudo che
però non ho ancora programmato.
Certo la stagione fredda poco si addice…
Infatti, aspettando l’ispirazione per scendere in pista, ho già
partorito la prossima realizzazione: l’Hawker Hurricane Mk.I, il
disegno del quale era nella medesima busta ricevuta dalla
inglese TRAPLET PUBLICATIONS e contenente anche le tavole del
nostro Gloster.
DICEMBRE
A Lonato (BS) c’è un tizio che ha aperto un’attività
modellistica che per scherzo, qualche tempo fa, mi chiese se
avevo qualche aereo da poter esporre quale scenografia.
Ho pensato: il Gladiator, che giace appeso in garage, potrebbe
fare al caso…
Ebbene, per tutto il mese ha fatto mostra di sé ad un paio di
metri da terra…il suo primo volo!!!
GENNAIO 2008
Inutile ripetere che i mesi freddi poco invogliano all’attività
volatoria.
Ma se si aggiunge che in due mesi ho perduto due aerei per
problemi legati a servi difettosi, ma a chi può venire in mente
di tentare di perderne un terzo?
Conclusione: il collaudo del Gladiator può aspettare!
Per la cronaca, dopo il P40 di cui ho già scritto sul sito,
anche il Nakajima Ki-43 “Oscar” si è schiantato e distrutto. E’
successo esattamente il primo dell’anno, tanto che Rinaldo poco
prima del decollo si è lasciato andare una frase tipo “…chi
rompe il primo dell’anno, rompe tutto l’anno…”.
CORVO!!! È proprio successo a me, ma spero proprio non abbia
ragione anche per il resto…
L’ultimo sabato del mese, decido di portarlo in pista.
Passo dal negozio per il ritiro del pacco con il disappunto del
tizio ma avevo già pensato al ricambio: ne lascio un altro, il
Messerschmitt Bf. 110 (è là da vedere).
Mi reco al campo di volo con il Gladiator per provarne il
baricentro e quanto fila dritto in decollo.
Con l’aiuto dei soliti noti mi metto a trafficare sui tavoli,
provo il baricentro e…oops! ma quanto peso devo aggiungere sul
muso per bilanciarlo? Non promette bene.
Intanto scattiamo un po’ di foto a terra.
Motore accesso (parte al primo colpo!), corsa in pista e noto
che corre abbastanza bene e dritto ma il carrello stretto, al
primo tocco di timone per rallentarlo, me lo fa imbardare e
striscio la parte sotto del terminale alare. Và beh! una piccola
imperfezione…
FEBBRAIO 2008
Seconda domenica del mese, tempo fantastico, chiamo Gianni e gli
dico che ho deciso: COLLAUDIAMO il GLOSTER GLADIATOR!
Ci troviamo alla pista e come l’altra volta ci sono i soliti
noti, con l’aggiunta di Zio & Cloud che non mi ricordo il tempo
di aver visto con un aereo in auto.
Stavolta c’è poco da fare, un ricontrollino al baricentro, il
pieno, accensione del motore e verifica se tutto OK e vado sul
nastro d’asfalto.
Gianni scatta alcune foto (di ricordo? Penso io…)
|
Vado al decollo
|
 |
| |
|
Do motore gradualmente ed alza subito la coda, lentamente do al
massimo mentre lo tengo dritto, sale quasi subito apparentemente
stabile.
E lì mi rendo conto che è completamente fuori baricentro, cavolo
mi fa la cavallina, troppo comando sul cabra, riduttore, ma è
tutto un su e giù…
Tolgo motore, cerco di stabilizzarlo e noto che sente molto poco
gli alettoni, quasi fatico a virare.
Rinaldo mi affianca chiedendomi se ho bisogno di trimmare
qualcosa. Ma quale trimmaggio, qui ho bisogno del paracadute!!!
Cerca di tranquillizzarmi, mi ricorda che più passa il tempo e
meno benzina rimane e quindi ulteriore meno peso sul muso.
Cerco di raggiungere il finale ma non sull’asfalto, preferisco
l’erba.
Lo stabilizzo, lo sostengo e lo appoggio con una tensione tale
che mi sembra di essere rigido come pietra.
E’ a terra, ma il terreno un po’ sconnesso fa si che me lo
cappotti.
Danni: in verità, per come si era messa, ben pochi:
-
rottura delle finte cofanature alle gambe del carrello
-
rottura del timone e distacco di una delle due funi di
comando
-
null’altro
Il collaudo è stata una delusione.
Pensavo proprio di meglio tanto più che, senza nemmmeno saperlo,
lì ad assistere c’era un ragazzo che si è poi presentato come il
tizio che mi contattò via e_mail e che si stà approcciando alla
costruzione dello stesso modello…
Figuriamoci che impressione avrà avuto! Secondo me
rinuncerà…peccato.
Ora nelle prossime settimane ragionerò sul da farsi, riparare
con piccole modifiche i danni, ristudiare l’assetto e riprovare.
In caso contrario, dato che il motore mi serve per l’Hurricane,
so cosa fare…il negozio.
Chissà…
Silvio “the builder”.
|