…difficilmente scindibile dal nome di
Manfred Von Richthofen , il famosissimo “Barone Rosso” che
con le sue 81 vittorie nel corso della 1^ G.M. divenne il
più noto degli assi da caccia tedeschi.
In realtà egli volò poco su tale
aeroplano, lasciandolo molto presto per il più veloce,
potente ed efficace Fokker D VII.

Fokker D VII |
Triplano, di nuova concezione quale
risposta all’inglese Sopwith Triplane, struttura con
fusoliera in tubolari metallici rivestiti in tela, ali in
struttura lignea telata, il Dr.1 era particolarmente agile e
manovriero.
Per contro poteva risultare instabile e
difficile da governare durante le fasi di atterraggio, oltre
la ben più grave fragilità alare che proprio Von Richthofen
contribui a tentare di risolvere, studiando con i
progettisti longheroni alari rinforzati.
Per questa serie di motivi, oltre all’adozione di un nuovo
motore rotativo sviluppato e potenziato che forniva
eccezionali prestazioni di salita ma che rendeva l’aereo
ulteriormente difficile da governare a causa del fortissimo
effetto di torsione sull'asse di rollio, il Dr.I venne
affidato solo ai comandanti tedeschi dotati di quella
necessaria e collaudata esperienza.
FEBBRAIO 2008
Il modello che ho riprodotto è da
scatola di montaggio della FLAIR inglese (come il Fokker D
VII poco sopra), kits non particolarmente difficili da
lavorare.
La costruzione è la solita:
-
ali con longheroni in balsa duro e
centine in compensatino leggero preformate, facilmente
ricavabili dalla matrice punzonata
-
fusoliera, piano di coda e
deriva/timone realizzati con quadrelli in balsa duro,
incollati direttamente sulla base/disegno fornita nel kit.
La vera difficoltà di questo modellino
stà nella realizzazione degli alettoni e nel montaggio e
fissaggio delle ali alla fusoliera, una volta realizzate le
strutture di fissaggio e alla fusoliera stessa (cabane) e
fra le tre ali, evitando di ottenere delle svergolature
difficilmente poi eliminabili.
Qui, rispetto a quanto proposto nella
costruzione standard, ho voluto rendere più verosimili tali
strutture, modificandone i criteri di fissaggio ed i
materiali utilizzati come più o meno nel vero.

Strutture collegamento ali (tubetto d'ottone e
spruce) |
Oltremodo, pescando in internet (foto
d’apertura) una versione che mi colpisse particolarmente
come livrea (non la solita conosciutissima colorazione
completamente rossa…), ho rilevato e realizzato un
adattamento del profilo d’uscita dell’ala mediana il più
possibilmente verosimile, con la realizzazione degli spazi a
ridosso della fusoliera quale zona di accesso all’abitacolo.
Realizzata tutta la struttura, il
rivestimento è stato realizzato con tessuto termoretraibile
SOLARTEX colore rosso, che personalmente trovo il più
duttile e facile da utilizzare, oltremodo abbastanza
economico e facile da reperire (da JONATHAN, per esempio…).
Un capitolo a parte è quello dedicata
alle rifiniture più o meno realistiche, dal cockpit al
motore, passando dal pattino di coda (queste sono le
attività che più mi aggardano!!! mi sbizzarisco…).
Beh! il posto di pilotaggio è quello
meno complicato, in fondo si tratta di riportare negli spazi
disponibili del modello quanto si trova nelle solite
ricerche in internet e, a volte, negli snapshot dei
simulatori di volo…
Poi sono passato al pattino di coda, in
vero un po’ più elaborato, che alla fine non mi ha ripagato
del lavoro. Nonostante fosse realizzato in compensato di
betulla da 3 mm. rinforzato, il giorno del collaudo e forse
già al decollo, si è spezzato consigliandomi un più utile e
tradizionale ruotino, installato al rientro a casa.
Del collaudo ne riparliamo più tardi…
Ben più impegnativa è stata la
riproduzione del motore rotativo, partendo dal presupposto
che sul modello avevo già deciso di installare un quattro
tempi SC 52 - circa 8,5 cc. – della quale affidabilità non
ne ero poi così certo….

Motore Le Rhone versione 9c |
Il gruppo propulsivo è stato installato
tradizionalmente in verticale, completamente inglobato nella
capotta motore, la quale presenta il solo spazio necessario
alla fuori uscita del silenziatore, fissando direttamente il
tappo carter posteriore del motore all’ordinata parafiamma.
Nella parte bassa di quest’ultima ho ottenuto il punto di
cablaggio per l’alimentazione esterna alla candeletta di
accensione.
Quindi ho pensato che, data la
conformazione del musetto, sarebbe stato sufficiente
realizzare le riproduzione di solo una parte degli originali
nove cilindri.
Come si nota dalle fotografie, con soli
tre credo si sia raggiunto un discreto risultato.
La loro realizzazione è un po’
laboriosa:
serve balsa da
2 mm. per realizzare i dischetti di
maggior diametro, mentre compensatino da
1,5 mm. per quelli più piccoli,
incollati in sequenza uno sull’altro.
Le basi dei cilindri le ho ottenute con
adeguati blocchetti di balsa sagomati, in modo da poterli
poi fissare direttamente sulla parte inferiore del motore
come in schema
Qualche pezzetto di lamierino d’ottone,
guaina bowden, compensato e guaina retraibile ed il parziale
simulacro del motore rotativo è stato fatto…
Detto della colorazione trovata su
internet, i materiali sono tutti vernice a spruzzo alla
nitro rigorosamente opaca, color verde militare, nero,
bronzo (piccole parti del motore), bianco e un azzurro-verde
composto con mix delle predette.
A composti asciutti, ho applicato i
vari contrassegni, in parte verniciati con aeropenna, in
parte realizzati con PVC adesivo.
La finitura antimiscela è stata data
con poliuretanica bicomponente opaca, anch’essa facilmente
reperibile ed economica.
Ho successivamente contattato
direttamente la FLAIR in Inghilterra ed a pochi €uro, circa
20 (tutto vero), mi sono fatto spedire due kits di
mitragliatrici Spandau.
A modello ultimato, ho potuto
constatare che il peso complessivo si è attestato intorno ai
2,0 kg tutto compreso escluso il carburante, riscontrando un
ottimo assetto con il muso leggermente puntato verso il
basso ed assolutamente baricentrato come indicavano le
istruzioni della FLAIR.
(niente piombo…grazie!!!)
E veniamo al collaudo…
I presupposti c’erano tutti, assenza di
vento, calma e tranquillità in pista, erba morbida e rasata,
persino chi ha sfoderato magicamente una videocamera per la
registrazione.
Sì perché, data la posizione molto
avanzata del carrello rispetto al motore, un decollo da una
pista liscia come può essere l’asfalto non è per niente
facile.
Preparativi generali ok, pieno di
carburante, un ultimo controllo alle superfici di comando
(sempre consigliato vivamente.!!!!!), accensione motore,
prove di regimi e via in pista…anzi sul prato.
Dando motore il modello, come
prevedibile, ha teso verso sinistra sotto l’effetto copia
motore ed anche senza riuscire a correggere
sufficientemente, il modello si è alzato docile docile.
Uno spettacolo, un volo ottimamente
controllabile, un modello docile docile ai comandi senza
sbavature ne correzioni TRIM di sorta. Veramente realistico…
Peccato che, come sospettavo, il motore
si sia spento di schianto. Fortunatamente la quota scelta
per il collaudo è stata tale che mi ha permesso di scendere
in una planata veramente semplice, al punto che i commenti
dei presenti (Rinaldo, assolutamente in dialetto
brescian-gutturale) sono stati “…un atterraggio così non
l’hai mai fatto…” ed il che non è vero!
FOKKER
Dr.I
Kit:
FLAIR : Apertura alare: 125 cm - Lunghezza: 100
cm - Peso: 2,0 kg Motore: SC 4T cilindrata 8,52 c.c.