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MITSUBISHI A6M3 “Zero”
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Un po’ di
storia di questo famosissimo caccia giapponese…
Il Mitsubishi A6M era un
caccia leggero in dotazione al
Dai-Nippon Teikoku Kaigun Kōkū Hombu,
il servizio aeronautico della
Marina Imperiale Giapponese, dal
1940 al
1945. La designazione ufficiale
si otteneva componendo la "A" per "aereo imbarcato", il "6"
perché era il sesto modello costruito per la Marina Giapponese e
la "M" iniziale del costruttore: la
Mitsubishi. L'A6M veniva
solitamente chiamato dagli alleati con il nome "Zero".
Protagonista di epiche battaglie aeree nell’oceano pacifico
durante la 2a Guerra Mondiale, all’inizio fu ritenuto
il miglior caccia basato su portaerei del mondo perché associava
una eccellente manovrabilità ad una autonomia molto estesa,
risultando devastante per i piloti americani.
La Marina Giapponese utilizzò frequentemente il velivolo anche
basandolo a terra.
Ma nel 1943, le debolezze insite nel
progetto originale e la crescente indisponibilità di
motori aeronautici più potenti,
portarono gli “Zero” a diventare meno efficaci contro i caccia
americani di generazione successiva (HELLCAT ed F4U CORSAIR in
particolare) dotati di maggiore potenza di fuoco, corazzatura,
velocità e che cominciarono ad avvicinarsi ai livelli di
manovrabilità dell'aereo giapponese.
Sebbene l'A6M fosse
superato già nel 1944, rimase in produzione fino alla fine della
guerra. Negli ultimi anni del conflitto, dei circa 10.940
esemplari prodotti, molti furono trasformati in
kamikaze.
Il Modello
Dopo aver realizzato da un disegno inglese della TRAPPLET
l’Hurricane Mk.1,
terminato ad aprile 2008, mi son detto: ”…ora basta disegni, mi
ci vuole una scatola, magari una Marutaka…” e come quasi tutte
le riproduzioni da kit che ho costruito, anche questo è una
produzione della ditta giapponese che ormai, come si sa, non
esiste più in quanto ha chiuso i battenti. .png)
Proprio per questa ragione è praticamente impossibile trovare
ancora in giro questi kit, anzi, gli eventuali costruttori
(ahimè, oramai pochissimi) interessati che dovessero venire a
conoscenza di dove se ne possono trovare ancora, farebbero bene
a chiudere immediatamente l’acquisto…
E visto che purtroppo allinizio del 2008 avevo distrutto il mio
Nakajima Ki43 “Oscar”
per colpa di un
maledetto servo andato in cortocircuito (pensate, era
esattamente il 01 gennaio e sconsolato mi sono detto: ”…chi
rompe il primo dell’anno, rompe tutto l’anno… ma, per fortuna,
non è andata così), mi sono buttato su Internet e non sò
come, lanciando la ricerca di kit Marutaka, ho trovato ben due
interlocutori, uno a Roma (Angelo) ed uno a Foggia (Luigi)..png)
Concordati i prezzi (incredibilmente modici), Luigi mi ha
spedito uno “Spitfire” (che ancora non ho considerato e di cui
ne sentirete parlare…), mentre Angelo aveva lo “Zero” con
disponibili e gratis, con mia incredulità, anche il pilotino
giapponese, la specifica ogiva in alluminio e la coppia di ruote
del carrello alare in scala.
Come sempre, le scatole Marutaka contengono tutto il necessario,
tagliato a misura e/o da preformare dove, caratteristica unica,
purtroppo c’è grande spreco di materiale.
Le uniche modifiche apportate alla sua costruzione, rispetto
alle istruzioni originali, sono state le solite: carrello
retrattile e superfici mobili intelate con solartex.
Un particolare, dato che l’ogiva ricevuta era per un’elica
bipala, presa come modello mi sono adoperato per realizzarne una
tripala formandola in compositi..png)
Il rivestimento dell’aereo è stato realizzato con la classica
ricopertura in carta modelspann stesa con turapori nitro,
verniciatura con smalto opaco alla nitro e come antimiscela
vernice poliuretanica bicomponente.
La livrea è stata ricercata con fatica navigando in internet per
parecchio tempo, dove trovavo solo i classici colori verde
militare e poco altro finché finalmente, nello sbirciare fra la
storia delle portaerei giapponesi del periodo, ho trovato quella
che più mi è piaciuta di più.
Il risultato è ciò che vedete, portato a termine ad ottobre
2008…
Ciao a tutti
Silvio “the builder”
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