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GRUMMAN F8F “Bearcat”

 Grumman F8F

…un po’ di storia.

Dopo l’attacco alla rada di Pearl Harbor ai primi di dicembre del 1941, la Marina Americana aveva imbarcato sulle proprie portaerei il Grumman F4F “Wilcat” quale caccia di punta da lanciare contro l’avanzante flotta aerea giapponese, già dotata dei famosi Mitsubishi A6M “Zero”, apparsi da subito superiori.

Gli sforzi per sviluppare gli ”Wildcat” negli anni successivi portarono alla progettazione e realizzazione del suo immediato successore, l’ F6F “Hellcat” più potente, meglio armato e corazzato che, in mano ai meglio addestrati americani, divennero letali per gli sfortunati piloti nipponici.

Verso la fine delle ostilità, dopo la comparsa dei vari F4U Corsair e Lockheed P38 “Lightining”, anche gli F6F cercarono un degno successore ma, con l’avvento dell’aereo a reazione, divenne chiaro che il motore a pistoni, per quanto potente fosse, non sarebbe stato altrettanto competitivo.

Ciò nonostante venne progettato e sviluppato il Grumman F8F “Bearcat”.

Piccolo ma potente, spesso definito "un barilotto di dinamite", era una macchina leggera e compatta, progettata per la superiorità aerea ed intercettazione, anche se venne usata solo nel dopoguerra ancorché le consegne iniziassero prima; di 8 000 macchine ordinate, ne vennero prodotte comunque 1 263.

Ancor oggi, specialmente negli Stati Uniti, ci sono parecchi Bearcat in circolazione ed utilizzati soprattutto in gare di velocità, la più famosa delle quali si tiene ogni anno in Nevada, la “Reno Air Race” nell’omonima località.

 

26 dicembre 2008, Natale alle spalle ed urge riprendere un po’ di attività modellistica…

Il modello è un mio vecchio pallino, una sfida che pensai di affrontare quando una sera a casa di Rinaldo, dando un’occhiata a vecchi disegni trovati in soffitta, apparve ciò che era stata la documentazione costruttiva di un F8F in scatola di montaggio della inglese Royal, costruito chissà da chi.

Raccolta la sfida, rimase per parecchio tempo in naftalina fino a quando, ormai terminata da tempo la costruzione dello “Zero” (scatola di montaggio Marutaka), mi si accese la lampadina e recuperai le tavole.

 

Catalogato il solito materiale necessario come compensato e balsa di vari spessori, ho iniziato a tagliare le varie parti della fusoliera, quali ordinate e rinforzi vari.

 

Colla alifatica, Epoxy 5min, ciano acrilato, morsetti e mollette varie, piano piano la fusoliera ha preso forma. Non ho utilizzato dime particolari vista la conformazione delle varie ordinate, ma ho semplicemente tracciato una retta sul tavolo di lavoro (asse longitudinale del modello) e linee ortogonali alla stessa (per la corretta posizione delle ordinate). Il risultato è stato un perfetto allineamento; non poteva, anzi, non doveva essere diverso da così…


Dopo aver deciso che in linea di massima il motore sarebbe stato uno .91 (15 cc.)  4 tempi, ho predisposto i pezzi e le dimensioni per la realizzazione del supporto motore

 

Fianchi della fusoliera, struttura del muso, ruotino posteriore orientabile…

 

Mentre la colla della fusoliera si stava essiccando, per non perdere tempo ho realizzato il piano di coda, la deriva ed il timone, con le superfici mobili predisposte per la ricopertura in tessuto (solartex)


Fissati gli impennaggi di coda, sono stati raccordati con la fusoliera. Questa è ricoperta interamente in fogli di balsa da 2 mm. e rifinita con carta abrasiva di grana sempre più fine, recuperando eventuali imprecisioni con stucco per legno di tipo leggero.

 

La Naca motore del modello è stata realizzata in tessuto di fibra di vetro e resina epossidica. Posizionato ed incollato provvisoriamente un blocco di polistirolo, è stato lavorato con un coltellino tipo cutter ed un blocchetto di legno con carta abrasiva, fino ad ottenere il simulacro della Naca. Staccato dalla fusoliera, è stato rivestito con più strati di tessuto e resinato abbondantemente.

Una volta completata l’essiccazione, con pazienza ho eliminato tutto il polistirolo interno e con la solita carta abrasiva ho rifinito internamente e soprattutto esternamente il pezzo. Con resina e microballons ho ottenuto dello stucco per rifinire ulteriormente la parte esterna.

 

Ed ora…sotto con le ali!!!

Solita costruzione centinata, ho disposto il disegno iniziando dall’ala destra.

Quando ho disegnato le centine, ho lasciato sul relativo bordo di uscita di ciascuna uno zoccoletto, in modo che nella fase di posizionamento sul piano tutte fossero esattamente orizzontali e neutre fra di loro.

Le fasi sono state le solite: ho posizionato il longherone principale (tiglio 5x10 mm.) fissandolo con degli spilli, ho disteso le centine in corrispondenza del disegno sottostante e le ho incollate con colla alifatica. Ho proseguito in sequenza con l’incollaggio del rivestimento sul bordo d’uscita, del primo bordo d’entrata, dei due longheroni superiori, delle guancette di rinforzo far i due longheroni anteriori antisvergolamento ed infine, del completamento del rivestimento in fogli di balsa da 2 mm.

 

 

Una volta terminato ho staccato l’ala dal piano di lavoro e girata, ho tagliato ed eliminato gli zoccoletti alle centine. Successivamente ho predisposto i rinforzi per allocare il carrello retrattile (meccanico) ed ho intagliato le centine sul bordo d’uscita per ottenere i flaps e gli alettoni. Tutto il resto come per la parte superiore (longheroni, rivestimento ecc.)

L’ala sinistra è stata realizzata al pari, con la sola ovvietà di utilizzare il disegno al contrario, ottenuto imbevendo il foglio di normale olio di oliva, in modo che le tracce stampate diventino visibili sul retro.

Particolari dell’ala, rifinita e rivestita con carta leggera tipo modelspan, pronta per la verniciatura…

 

 

Come al solito i colori per il modello li ho ricercati via Internet, il sistema più rapido e significativo. Quello che più mi ha colpito è quello in foto…

 

Solita vernice alla nitro, antimiscela poliuretanica a due componenti…

 

 

con un po’ di pazienza ho cercato di simulare anche il cockpit, recuperando un pupazzetto quale pilotino da adattare nella carlinga…

 

tempo di lavorazione totale circa tre mesi (ultima foto del 22 marzo 2009)…

Appena il tempo di terminare ed arriva Gianni Marocchi con una proposta di costruzione, allungandomi la scatola di montaggio del Fieseler Storch Fi.156 (cicogna), di produzione Mantua Model, con ali centinate…

Sotto il prossimo, con la regola: un disegno, una scatola di montaggio, un disegno…ecc.

 

Il modello:

Apertura alare:            cm. 160

Lunghezza:                 cm. 115

Peso:                           kg.   5 circa

Motore:                       ASP .91 - 4 tempi