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(3a puntata)

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Settembre
2010, il più bel mese dell’anno!!!
Approfittando di un agosto così così (per via del
meteo), con temperature che nel mio laboratorio via via
si abbassavano, siamo andati verso la conclusione del
modello.
Dopo
quanto narrato nella seconda puntata, mi sono messo
sotto con i particolari e le finiture del mio D.510,
iniziando dalle griglie di aerazione sul cofano motore.
Ho preso
del lamierino di alluminio, quello utilizzato per le
lastre di foto riproduttrice, il quale essendo troppo
rigido, una volta passato sul fornello acceso della
cucina a gas, diventa tenero e si può tagliare/piegare a
piacimento.
Tracciate
con una matita le righe di riferimento per le aperture,
ho inciso le griglie con un cutter.
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Tracciatura e taglio delle griglie |
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Una volta pronte le ho incollate al
loro posto sul cofano motore, con l’accortezza di
sollevare delicatamente le singole feritoie per poi
sagomarle definitivamente con un pezzetto di sottile
compensato largo quanto la feritoia stessa.
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Griglie incollate e feritoie aperte |
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A seguire la realizzazione della
simulazione dei tubi di scarico del motore, con pezzetti
di tubo d’alluminio tagliati ed ovalizzati, raccordati
con pezzetti del solito foglio di lamierino.
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Tubi di scarico
motore e griglia d’aerazione
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A quel punto, avendo già realizzato
il trapezio e le gambe forza con le relative saldature,
con balsa e compensato di betulla ho rivestito e
sagomato la struttura del carrello principale, simulando
le sospensioni delle gambe.
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Gamba principale e
trapezio di rinforzo
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Il velivolo, per migliorare
l’aerodinamica di questo suo così vistoso e largo
carrello, era dotato di cofanature alle ruote che date
le dimensioni non era cos’ semplice riuscire a trovarle
in commercio e a prezzi modici.
Mi piacciono le sfide e consigliato
da quel mago delle resine di nome Tiziano, mi sono messo
alla prova realizzandole con tessuto di vetro ed
epossidica.
Fosse stato un solo esemplare,
avrei fatto come per il musetto realizzandolo
direttamente da un pezzo di polistirolo sagomato,
rivestito di tessuto e lisciato.
Ma essendo una coppia di cofani
uguali, la logica imponeva la realizzazione di un
modello e due semigusci negativi (stampo) per poter
laminare a piacimento tutti i pezzi voluti.
E allora sotto…
Il modello:
preso del polistirolo ad alta
densità, l’ho tagliato e carteggiato fino ad ottenere il
simulacro finito del cofano. L’ho rivestito con tessuto
e resina, carteggiato e stuccato nelle imprecisioni con
microballoons e resina, carteggiato ancora a finitura.
Lo stampo:
preso del compensato, ho riportato
a matita la sagoma del modello e con carta vetro ho
fatto aderire il meglio possibile i bordi interni alla
superficie del modello stesso.
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Tavoletta e modello
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A questo punto ho tracciato alla
perfezione la mezzeria del modello in senso
longitudinale, come se volessi tagliarlo in due perfette
metà.
Rivestita una delle due parti con carta nastro,
mantenendola a filo con la mezzeria tracciata, ho
calzato la tavoletta, l’ho fissata con spessorini di
balsa e l’ho incollata con colla alifatica dalla parte
della carta nastro, verificando di rimanere sempre a
filo della traccia sulla mezzeria del modello.
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Lato carta nastro |
Lato per la laminazione stampo |
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Verificato che dalla parte della
laminazione non vi fossero fuoriuscite di colla o
spessori, ho applicato un’abbondante mano di cera per
mobili quale distaccante.
Una volta asciutta, ho applicato
uno strato di gelcoat grigio da stampi. Induritosi, ho
preparato una pasta di resina e microballoons che sono
andato a spalmare negli angoli fra il compensato e il
modello, ovviamente sopra il gelcoat già rappreso.
A seguire la laminazione di strati
di tessuto di vetro impregnato di resina, fino ad
ottenere un buon spessore.
Induritosi il primo semiguscio, ho
realizzato con la stessa procedura il secondo,
simmetrico ed opposto.
Questo il risultato… |
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Primo stampo
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stampi finiti con il modello inserito |
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Come si vede la finitura interna è
pressoché perfetta.
La laminazione vera e propria delle
cofanature ruote, è avvenuta nei singoli stampi
preventivamente cosparsi di cera distaccante, avendo
avuto cura di tagliare il tessuto in eccesso su uno dei
due e lasciandone invece circa 1 cm oltre il bordo
nell’altro. Ancora con la resina in fase di
catalizzazione, ho unito i due semi gusci e
dall’apertura sottostante, con un pennello, ho premuto
il tessuto in eccesso su tutto il perimetro interno in
modo da poter ottenere la saldatura delle due
laminazioni.
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Stampi chiusi con il modello inserito |
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Una volta induritasi la
laminazione, con delicatezza ho staccato i due gusci
ottenendo il primo cofano. Stessa procedura per il
secondo et…voilà, il lavoro è venuto.
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I cofani ruote al
loro posto…provvisoriamente
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Visto che restava ancora un po’ di
tessuto e resina, ho simulato il serbatoio posto sotto
il ventre dell’aereo
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Serbatoio |
al suo
posto… |
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Poi è stata la volta del solito
cockpit e strumenti vari, invero scarsi per l’età del
velivolo
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La controventatura del piano di
profondità, con profilo a goccia, l’ho costruita con i
rilegatori per fogli tagliati e smussati a misura,
incollati in sede e rinforzati con piccole viti.
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Controventatura
piano di coda
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Verificato un po’ il tutto, montati
e rismontati più volte i vari componenti del modello, è
arrivato il momento di predisporre lo scarico del
motore, un OS.91 4T, in modo da rendere il meno
possibile visibile il barilotto della scarico.
Tubo di rame diam.12 mm. Con
relativi raccordi e curve, brasatura con lega d’argento
tipo castolin ed ecco il risultato
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Collettore di
scarico
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Soddisfatto di tutto quanto fin qui
realizzato, è arrivato il momento della verniciatura,
prendendo ad esempio un’immagine tratta da internet,
quella che più mi aveva colpito.
Le vernici sono le solite alla nitro, mescolandone di diverse per
raggiungere le varie tonalità, protette alla fine con
vernice poliuretanica bi-componente opaca come
antimiscela, stese a spruzzo con una pistola Asturo
(ugello da mm. 0,7) ed un aerografo economicissimo per i
piccoli riporti. |
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Con l’ausilio di una matita ed un
po’ di pazienza ho simulato i pannelli metallici e le
rivettature del caccia francese.
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Ed ecco il modello finito
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Inoltre, nelle successive immagini,
notate l’ingombro compatto del modello dopo aver rimosso
le semiali esterne.
Questa soluzione mi permetterà di
raggiungere il campo di volo con il modello pressoché
già pronto, oltre alla possibilità di riporlo facilmente
in auto per il trasporto.
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Ebbene siamo giunti alla metà di
settembre e, facendo i conti, questa costruzione mi ha
preso circa ben otto mesi.
Avrei la tentazione di “pausare”,
ma già da qualche mese mi frulla in testa la
realizzazione della riproduzione di un idrovolante, l’Arado
Ar.196 A3, che per quanti non lo conoscono fu l’idro per
eccellenza imbarcato sulle maggiori navi da
combattimento della KRIEGSMARINE tedesca della II guerra
mondiale, non ultima una certa BISMARCK, corazzata
tascabile.
Ed infatti il modello cercherà di
essere la riproduzione di uno dei suoi Ar.196 imbarcati,
partendo da un disegno che, non senza fatica, ho cercato
caparbiamente in internet fino a quando, con l’aiuto del
“Profesur” Francesco, in Germania abbiamo scovato un
sito web…
Avrà un’apertura alare di 2
metri…tutto un programma, spero pronto per l’idrovolata
di primavera 2011.
Con un saluto a tutti.
Silvio “the builder”
I numeri del modello
DEWOITINE D.510
Apertura alare
= cm.
220
Lunghezza
= cm.
142
Peso
= kg.
4,700
Motore
= OS.91 4
tempi (15 cc.)
Servocomandi
= n.
5 standard
Dimenticavo…l’aeromodellismo ha più
sfaccettature, ma credo che una delle più piacevoli sia
quella della costruzione del proprio modello!
Ho la sensazione che si stia, via
via, restando in pochi…quindi coraggio, se qualcuno
volesse avvicinarsi, il nostro Gruppo aeromodellistico
ed i suoi costruttori (pochi) sono a disposizione!
Raggiungeteci al campo volo…
Ancora ciao. |
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