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Nakajima Ki43
...L'ultimo arrivato...
Un
parto durato ben due mesi e mezzo, ma ne valeva la pena!!! e questa
volta non lo dedico a nessuno….
Come risultato mi sà ho esagerato, una cifra di particolari e minuzie
che mi hanno divertito a realizzarle, anche se sono consapevole che al
primo schianto…puff…tutto inutile.
Questa è la riproduzione di un caccia giapponese della 2^ Guerra
Mondiale, il Nakajima Ki43 “Hayabusa” (falco Pellegrino), denominato
“Oscar” per gli americani.
La sua è una storia lunga, più della guerra stessa se si considera che
il prototipo nacque da una specifica del 1937 emanata dal ministero
giapponese per la guerra, sviluppato l’anno seguente e consegnato ai
reparti dell’aviazione imperiale nel 1939.
Praticamente tutti i “Sentai” giapponesi lo ebbero in dotazione,
ovviamente fece parte delle ondate successive di aerei che attaccarono
Pearl Arbor agli inizi del dicembre 1941, episodio che determinò
l’entrata in guerra ufficiale degli americani, venendo poi utilizzato su
tutti i successivi fronti della guerra nel Pacifico.
La sua produzione continuò fino alla fine della guerra stessa e venne
prodotto in un numero di esemplari secondo solo al caccia Mitsubishi
Zeke, il famosissimo “Zero”.
Il modello è costruito da scatola di montaggio della giapponese (manco a
dirlo) “Marutaka”, nota per l’accuratezza dei legnami contenuti nel kit,
anche se un po’ cervellotica per le soluzioni costruttive adottate:
alcuni particolari sono necessariamente ottenuti da lavorazioni di pezzi
di balsa interi, con spreco di tempo e materiali non comuni.
Queste caratteristiche sono riscontrabili un po’ ovunque nei kits
attualmente trovabili della casa stessa, ma credetemi, per chi ha voglia
di costruire queste possono essere occasioni per potersi cimentare con
la propria abilità e pazienza, ricercando magari soluzioni alternative.
Ma ritorniamo al modello, interamente in balsa, dove una delle modifiche
sostanziali che ho pensato di apportare è nella costruzione delle
superfici mobili (equilibratore orizzontale, timone, alettoni): nel kit
erano proposti in blocchi di balsa pieni, io li ho realizzati con finte
centine e ricoperti in tela (come nell’aereo vero), utilizzando “solartex”.
Un altro mio intervento è nella capottina, l’ho tagliata e resa
apribile/scorrevole onde poter accedere all’interruttore generale della
Rx.
Poi ho modificato il carrello: utilizzando un classico dispositivo
meccanico facilmente reperibile l’ho reso retrattile (facilmente perché
me lo ha fornito Oscar, non l’aereo, ma il nostro Mega web-master!!!).
Inoltre mi sono dilettato nell’installazione delle luci di posizione
alari (verde a DX e rossa a SX) utilizzando due led ed un piccolo
circuitino elettronico che li ha resi intermittenti, sfruttando
l’articolo già pubblicato nel ns. sito a firma, guardacaso, di Oscar.
Infine, ma proprio per esagerare, ho installato il faro di atterraggio
(come in quello vero) nell’ala SX, piazzando una lampadina da 12 V. ed
attivata da un microswitch che la accende/spegne con l’apertura/chiusura
del carrello retrattile. Una chicca (per me…)!!! Vi immaginate l’aereo
in finale d’atterraggio, scendono i carrelli e si accende tale
lucina???? Vedremo…
Un mio classico, il cockpit, realizzato come
descritto nel mio articolo
pubblicato sempre nel ns. sito, ma ulteriormente arricchito con
seggiolino, aggeggini e “piciotate varie” realizzate con lamierino
sottilissimo di alluminio, trovato chissà dove da Claudio.
La finitura esterna è stata ottenuta con ricopertura in carta modelspan e
4 o 5 mani di turapori, verniciata con vernice alla nitro e protetta da
antimiscela poliuretanica trasparente opaca catalizzata, facilmente
reperibili nei colorifici, anche abbastanza economici.
A proposito di livrea, non vi dico la fatica per trovarne una che non
fosse la classica totale verde oliva, tipica giapponese di quel periodo
belligerante!!! E qui, grazie a Gianni e in una lunghissima ricerca in
Internet, ne ho scovata una che mi ha soddisfatto pur rispettando la
realtà.
Alla fine, come già sospettavo dopo la vericiatura, nel controllo del
baricentro ho dovuto aggiungere piombo all’altezza del motore: in verità
già nelle note della casa costruttrice era da mettere in
preventivo…guardate dov’è il motore!!!
The End.
Ora ci sarà (in verità non sò quando…) il collaudo in volo: il modello
non è venuto particolarmente leggero, diciamo nella media per una
riproduzione particolareggiata; dal decollo e dal volo mi aspetto
relativamente poche difficoltà, i problemi sorgeranno nell’atterraggio
che dovrà essere effettuato a discreta velocità, toccando come una
“libellula”. Dovrò evitare di concentrarmi sul faro d’atterraggio…
Caratteristiche:
Lunghezza = 1.080 mm.
Ap. Alare = 1.505 mm.
Peso = kg. 3,9
Motorizzazione = OS 70 FT (4 tempi)
Per informazione, questo kit non è più in commercio in Italia, ma se
interessati per altri modelli sempre in kit (io ne ho appena acquistato
uno, il B25 Mitchell), potrete trovare la linea Marutaka presso due
fornitori che conosco, uno che vende direttamente per corrispondenza a
privati (www.modellismoluchini.it),
l’altro tramite negozianti (www.radiosistemi.it),
entrambi con i prezzi indicati IVA inclusa.
Ciao a tutti.
Silvio |