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Lo Stuka di Paolo (come veder crescere una creatura…)

 

 Era il settembre del 2000, ecc... ecc…

 

Bella storia, due giorni in Austria da Schweighofer (chi non conosce tale negozio di modellismo?) dedicati interamente al ns. hobby ed a noi stessi.

Già, perché con una decisione quasi a sorpresa per le mogli ecc. Francesco,Gianni,Paolo ed il sottoscritto decidemmo una puntata nel tempio per eccellenza della vendita per corrispondenza, nonché in loco come in un supermercato, di tutto ciò che potesse riguardare un paio d’ali ed altro…

La gita venne portata a termine con un solo intento: riempire di scatole, accessori e quant’altro potesse stare nell’auto utilizzata per lo scopo, una WW Passat SW che effettivamente assolse appieno il suo dovere, trasportando a casa, fra tutto quel ben di Dio, il kit di montaggio dello Stuka Junkers Ju87–B confezionato dalla famosa casa giapponese Marutaka.

E lì nacque “la creatura” di Paolo, così tanto ammirata, voluta ed elaborata in questi lunghissimi e faticosissimi cinque anni di tribolazioni nella sua costruzione. Ora è finalmente una realtà…

 

L’entusiasmo che Paolo dimostrò al solo pensiero di aprire la scatola e sbirciare nel modo più intimo fra tutta quella balsa, non saprei come descrivervelo, sarebbe impossibile!

Fatto stà che negli immediati giorni successivi al nostro rientro, soprattutto con l’appoggio morale ed indubbiamente tecnico di Francesco, il cantiere “Stuka” si aprì.

Qui dovrei avere vicino “Franz il Professore” per poter raccontare nei particolari il procedere della costruzione (della serie: io non c’ero…ancora per un po’), ma tant’è che la fusoliera cominciò a prendere forma.

Chi non conosce Paolo non sà quel che perde, è raro, è unico, anzi di più!

Egli è un’artigiano e l’impronta che deve dare al suo lavoro è plasmata dalla regola “presto e bene”. Con lamiere di ferro ed alluminio và a nozze, con il legno dice che non è il suo mestiere…

In verità è l’impazienza il suo vero nemico, mentre in officina tutto si muove come egli vuole, sul suo tavolo hobbistico non è proprio così, è tutt’altra cosa!

Ed ecco che le imprecazioni, gli sbuffi ed i brontolii si sprecano, con gran risate e pacche sulle spalle di chi in quegli istanti gli è accanto.

Trascorrono gli anni e lentamente, faticosamente e lamentosamente prosegue la costruzione del nostro Stuka, laddove Paolo cerca per ogni cm. di balsa lavorata, incollata e lisciata, quelle gratificazioni che gli permettono di trovare gli stimoli per passare alla fase successiva.

 

La fusoliera, gran bel lavoro, l’accurata ricerca della forma come nell’originale mediante l’utilizzo di dime fatte in cartone e serate trascorse a menar carta abrasiva; lo stabilizzatore di coda e le sue parti mobili con quei suoi dispositivi di bilanciamento statico; lo stesso per la deriva ed il timone…quanta cura e quanto stress!!! Vero Paolo?

Ed arriva il momento della costruzione dell’ala, con quella sua strana, inconsueta e caratteristica forma che rese inconfondibile la sagoma di quest’aereo.

Sempre sotto la guida di mastro Francesco, prosegue l’attività creativa, il montaggio e l’unione di centine, longheroni e baionette di rinforzo, l’installazione dei servocomandi nei loro alloggiamenti con tutti i loro rinvii ecc. e… quelle maledette cerniere per le parti mobili (flaps ed alettoni).

 

Eh sì, perché questo passaggio, a detta del nostro Paolo, fu il momento più tragico che affossò definitivamente la sua pazienza costruttiva, costringendolo a riporre metaforicamente nel cassetto tutto l’interesse nel portare a termine il modello, invero coincidente con una pausa di riflessione generale che lo tenne lontano dalla nostra compagnia per un certo periodo.

Improvvisamente, durante una cena, una disquisizione casuale con Francesco sul come rimediare ad una svista nella ricopertura in balsa della parte inferiore dell’ala, il sottoscritto, da sempre attirato da quel modello, si offrì di portare a termine quello che ormai era già divenuto “…el dòm de Milà…”! (Si sà  quanto mi appassiona il costruire più che il volare!!!).

 

Presi il modello non appena terminai la costruzione del Nakajima Ki43 “Oscar” (vedi precedenti) e mi misi sotto quasi fosse una sfida, un’”affare” fra me e lo Stuka.

ndubbiamente facilitato dalla cura posta nelle precedenti fasi lavorative di Paolo (lasciando perdere in quanto tempo realizzate…), mi sono sbizzarrito, divertito e autogratificato nel portare a termine quanto vedete nelle fotografie, realizzando come di consueto gli interni abitacolo, i carrelli, la cofanatura motore apribile, nonché la livrea desunta da un libro procuratomi appositamente.

Posso aggiungere che l’entusiasmo dimostratomi da Paolo (non sapendo però se per la riuscita del lavoro o dal suo sentirsi sollevato da quanto volutamente lasciatomi da completare), mi ha permesso di progredire speditamente aggiungendomi ulteriore pepe nella realizzazione dell’aereo, al punto di farmi completare la simulazione della bomba da 1.000 lb. appesa sotto la fusoliera, dotata di trapezio e dispositivo di sgancio realmente funzionanti.

 

Non resta che il collaudo e non sò nemmeno se verrà effettuato, all’inizio Paolo era per prendere il modello ed appenderlo ad un soffitto a far bella mostra di sé! Poi ha decisamente cambiato opinione proponendomi il primo volo, càpiti quel che càpiti…

E’ vero che Marutaka, si sa, ha sempre posto in commercio kits “volanti” per antonomasia e come ha sempre sostenuto “el profesur” questi volano tutti (volano anche i ferri da stiro!), ma certo che il rispetto per una riproduzione non lo si deve mai perdere…vedremo…e poi, c’è sempre Rinaldo…

 

Che storia eh…! Dura da ben cinque anni…

 

Silvio.

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