Home >>> tecnica  

Il volo in pendio… (ovvero cronaca di momenti deliranti)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il volo con modelli di alianti, forse per principio (non hanno un motore da regolare), non mi sono mai piaciuti…eppure, grazie a un’intensa settimana di attività organizzata dal gruppo, ho scoperto un’altra dimensione del modellismo aereo dinamico.

Ecco, appunto, dinamiche e termiche, cosa sono?

Termini che ho approfondito in tre giornate trascorse in montagna a caccia di vento per far volare uno SKETEER prestatomi da Claudio e che quasi non rivede più.

Ma vado per ordine…

La mia prima volta, quasi per caso, avviene intorno a ferragosto dopo che Claudio mi assicura un modellino facile facile (appunto lo SKETEER) da portare senza troppi patemi. Andiamo a Pezzaze, Val Trompia, presso un rifugio a circa 1.500 metri, dove lasciamo le auto non prima di aver divorato un paio di panini tanto per iniziare la giornata di volo.

Siamo in sette, attrezzatissimi, con cassette zeppe di utensili, batteria da auto per le ricariche lampo, zaini con più di una decina di alianti, valigette con i radiocomandi, frigo per vivande e persino seggiole da campeggio…

Con tanta lena ci carichiamo come muli e via!!! si sale per un sentiero ripido che non mi aspettavo, così ripido ed a strappi che una volta arrivato, con quell’energia profusa e la fatica accumulata, ho dovuto mangiare un altro pane.
Da lì in poi è stato tutto un continuo alternarsi di frenetiche attività, di  montaggi, lanci, recuperi e rilanci alianti a più non posso, nonostante il vento non fosse dei più indicati.

Ciò ha indotto tutti quanti alla ricerca, in svariati modi, di quella corrente ascensionale abbastanza potente per mantenere in aria il proprio modello. Rinaldo che si inerpica per altri 200 metri sul resto del costone ma il suo risultato è scarso,

io ritento lo SKETEER ma non mi resta altro da fare che lo scontato scomodo recupero giù per la scarpata…Claudio, irriverente, ci lascia per percorrere una stazione della Via Crucis.

Insomma, dopo una giornata alquanto positiva, il mio primo pendio si era felicemente concluso, per il momento lo SKETEER di Claudio era ancora intero, avevo accettato l’idea di un volo con un aliante e stavo già pensando ad un successivo raid in un nuovo sito…

Ciò è accaduto mercoledì 17 (…e per fortuna non era venerdi…) dove, in compagnia di una folta tribù costituita anche da mogli e figli, ben in 21 ed anche stavolta attrezzatissimi , mi sono mentalmente preparato ad una nuova impresa, da affrontare fra le montagne sopra il lago d’Idro, nei pressi del Rifugio ALPO.

Giornata stupenda, un sole caldissimo, una vista panoramica  ed un ottimo vento che ha permesso di volare con qualsiasi cosa (come dice “il professore” avrebbero potuto volare anche le lavatrici…) ma non il nuovo aliante di Rinaldo, visto che nella ressa della partenza si era dimenticato di caricare in auto le ali, mentre i due Stefani, Francesco e Roberto ne approfittavano per portare a terra più o meno integri i loro aerei.

Forte del solito SKETEER di Claudio ed una certa competizione (si fa per dire) con Rinaldo, mi sono lasciato andare a ogni sorta di volo acrobatico e non (per quel che ti permette cotanto aliante) tanto che alla fine ce l’ho fatta, una folata di vento forte in una maldestra manovra di atterraggio e…pak! ho parcheggiato sulla cima di un albero.

Il bello è che a colpo d’occhio non sembrava poi così tanto alto, ma quando mi sono fatto sotto, mi sono accorto che l’aereo era ad almeno venti metri da terra!!! Mi sono chiesto: “…e adesso chi riesce a recuperarlo? e non è nemmeno mio…”.

Beh! ci son rimasto talmente male che tutto il viaggio di rientro a casa mi è servito per progettare l’impresa di un possibile recupero.

In quelle condizioni psicologiche si è conclusa la mia seconda esperienza da aliantista, invero non proprio edificante.

VENERDI 19 – Nuovo volo in pendio…

Ebbene, quale miglior occasione avrebbe potuto esserci per la mia terza uscita con gli alianti??? Ma certo, non potevo di certo lasciare l’aereo di Claudio su quella maledetta pianta!

D’accordo entrambi e con la cooperazione di Rinaldo, ci siamo dati appuntamento per una vera toccata e fuga con l’intento di perdere mezza giornata ed effettuare il recupero. Ma (c’è sempre un ma…) le cose non sono andate come avrebbero dovuto: pensavo di aver convinto e coinvolto anche Oscar incontrato in pista la sera prima, ma (ecco il ma!!!) un impegno (che a Desenzano lo chiamiamo “bidone”) ci ha privato della sua esperienza; poi la mezza giornata è divenuta intera, caricando le auto con i soliti aerei abbiamo optato per un nuovo raid completo di regolare pic-nic di panini e birre…

In compenso si è fatto uno di noi Stefano Tosi che con la sua testardaggine ed il fuoristrada ci ha permesso di faticare un po’ meno della volta precedente.

Raggiunta l’amena località, percorsi il paio di cento metri per raggiungere il sito con sulle spalle la scale e le stecche di legno, vi abbiamo trovato un’allegra famigliola intenta a godersi il sole (e la tranquillità) che ancora c’erano. Allibiti, hanno sgranato gli occhi chiedendosi da dove stavamo arrivando e cosa stessimo per fare; di lì a poco avrebbero capito e si sarebbero allontanati un po’…

Per niente disturbati di questa presenza, abbiamo approntato l’attrezzatura per il recupero, mentre Stefano scaricava e piazzava sul prato tutto ciò che avrebbe potuto volare.

Il tempo di un mio timido tentativo alla sommità della scala con quattro stecche da 2 metri l’una e la certezza che il recupero sarebbe stato un’impresa. Ma (e rieccolo il ma!!!) non avevo fatto i conti con Rinaldo:

mentre Claudio mi calzava l’imbracatura di sicurezza da scalatore d’alta montagna con tanto di corda annodata a tutto punto, il nostro “maestro” con un balzo quasi felino saliva la scala, brandeggiando le stecche ulteriormente allungate (e siamo arrivati a contare circa 19 metri totali!!!), in un paio di minuti è riuscito nel disperato tentativo.

Grande! ho subito sostituito le batterie ormai scariche (dopo due giorni su un albero…!) e via a volare!

E Claudio??? Beh! difficile da non credere conoscendolo! accorgendosi di un piccolo guaio al suo ASW 22 ci si è messo nella riparazione che si è protratta per ben tre ore abbondanti, disturbato anche da una gomitata ricevuta dalla coda dell’aereo, disgraziatamente appoggiata per sbaglio sulla schiena di Stefano credendola un tafano. Figuriamoci…

Quando è stato il momento propizio per iniziare i suoi voli, ecco un gran temporale che ci ha fatto meditare una precipitosa fuga verso valle; così ha dovuto scordarsi di poter lanciare il suo mezzo!!!

Poco prima però ancora le stecche in azione: anche Rinaldo ha voluto emularmi con il suo aliante, esplorando ancora le cime degli alberi, stavolta a “soli” 9-10 metri da terra e quindi niente ausilio di scala, mentre il sottoscritto gongolava…

La giornata, volta al termine sotto un acquazzone, ci ha permesso ugualmente una visita-lampo al castello di S.Giovanni, inquadrato per caso durante la salita dalla Val Sabbia,

Di lì a poco, giusto per finire pane, salame e mortadella rimasti, siamo ritornati a Desenzano in pista e con la scusa dell’ottenimento del brevetto da aliantista (brevetto vero) di Tiziano, lo abbiamo invitato a raggiungerci con il bere di rito (complimenti a lui!!!).

E così anche l’ultima volata in pendio si è conclusa, con il mio stato d’animo ben diverso dall’ultima volta e pronto alla prossima…

Un’ultima cosa…chi volesse cimentarsi con il record di durata con l’aereo per aria, se lo scordi: se Claudio ha mantenuto il suo aliante in volo per circa 42 minuti, beh! io l’ho lasciato per due giorni…su una pianta.  

Silvio.

Home >>> tecnica