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Macchi MC 72

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Si dice che ogni frutto ha la sua stagione (non è vero…basti pensare alle fragole in gennaio!!!) e che ognuno ha il proprio tempo di maturazione.
Quest’ultima è una vaga considerazione che posso avere pensando a quanto, pian piano (ma molto PIANO…), stò assistendo in queste ultime settimane a proposito dell’aereo di Francesco AGELLO, che il mio carissimo e fraterno amico Tiziano sta riproducendo in scala pressochè perfetta.
Dicevo, a proposito di maturazione, che ogni cosa ha un’origine, prima o poi deve avere una fine, raggiungere un logico termine, come un parto, e che parto…!!!.
Ebbene, tutto iniziò a giugno 2005 con il ns.
viaggio in ULTRALEGGERO (Tecnam P_2002 Sierra), di cui ebbi a raccontare in un mio precedente scritto, effettuato a Vigna di Valle (Roma) presso il Museo Sorico dell’Aeronautica Militare Italiana, ove è ricoverato e fa bella mostra di se l’originale di quel mostro d’aereo idrovolante Macchi Mc 72. (Per chi non dovesse ricordare nulla a tal proposito, è invitato a documentarsi: si tratta di un’impresa quantomeno eroica).
Già, almeno un 150 fotografie scattate all’aereo, di fianco, di sotto, da dietro e persino quasi da sopra, con un accanimento degno di un free_lance in cerca del premio Pulitzer, che a fatica si stanno traducendo in qualcosa di reale, quasi vivo, sicuramente stucchevole. Una ricerca di particolari significativi e non, angolature (e svergolature di schiena), immagini sfumate ecc. per ottenere una serie spropositata di informazioni atte a sviluppare quel progetto che ormai lo stava lentamente consumando.

Tutto il presupposto si basa sulle sue incredibili capacità di lavorazione con materiali compositi, che in questi anni lo ha adirittura portato verso una costruzione (in casa !!!) di un piccolo ultraleggero, per il momento sospesa. Dategli del tessuto a base di fibre di vetro e carbonio, resine epossidiche bi-componenti, airex (boh !!!) e vi realizzerà qualunque oggetto, piccolo o grande che sia.

Torniamo al modello, previsto con dimensioni di circa mt.2,30 di apertura alare e mt. 2,00 di lunghezza, per un peso pronto al volo stimato in circa kg. 8.
Un disegno quale progetto, recuperato chissà dove (ha un archivio documentario degno della Biblioteca Vantiniana). Per iniziare, qualche foglio di compensato di vari spessori, miscela di resina e polvere magica, con tutto il tempo lasciatogli dal lavoro o rubato, guarda caso, alla famiglia (in questo ci si riconosce in tanti, vero?) e fin da subito dopo la scampagnata a Vigna di Valle, ha cominciato a formare il modello di base (e trascorrono i mesi…).

Dopo ore ed ore di olio di gomito (carteggiature a varie grane, fresature, finiture e particolari secondo quanto rilevato e fotografato sull’aereo vero), ecco ciò che servirà per la laminazione degli stampi della fusoliera!Finalmente il modello base è completo, si va di cera distaccante, gelcot di finitura, pasta di riempimento, serie di pezze di tessuto in fibra di vetro e resina, per ottenere gli stampi il più rifiniti possibile, realizzati in più parti componenti e perfettamente combacianti fra  loro.

Ancora lavoro e lavoro, instancabilmente con il pensiero all’obbiettivo da raggiungere, passano altre settimane; che stress!!! lo cerchi al cell. e lo trovi in mansarda…(non è vero, non posso dire ciò, chi mi conosce sa che posso anche essere peggio di lui! ovviamente sulla balsa, però…).

Nel frattenpo, tanto per non perdere del tempo prezioso, ha già acquistato il motore che andrà installato, uno ZDZ R80 “Blue Falcon” monocil. due tempi a benzina, oltre al relativo serbatoio tanto capace da restare per aria almeno mezz’ora!!!

Finalmente arriva il momento della laminazione degli stampi, un rebus data la complessità di realizzazione dei particolari innanzidetti, che mette a dura prova Tiziano oltre al sottoscritto e a Zio Clod, degni (si fa per dire) compari, che la sera dell’impresa si sono resi disponibili (!) per un aiuto, culminato principalmente nello sbafare una pizza trovata pronta e fumante.

L’inizio sta nel cospargere all’interno dei vari stampi la solita cera distaccante, poi si stende la pasta riempitiva per quei particolari talmente complessi che non verrebbero evidenziati a lavoro terminato, passando poi nella stesura del tessuto a strati, intercalando a rullo la resina.

La temperatura in mansarda non era poi così accattivante come potrebbe essere ai Caraibi, non più di 10-12°C, ma tant’è che non si poteva recedere dagli intenti, con brontolii e sibilii irripetibili, il lavoro è stato portato a termine: l’eventuale malriuscita del manufatto sarebbe stata giustificata con la resina troppo densa e un “…tanto è il primo…”.
Si!!! di una lunga serie,  dove l’evidenza permette di credere possibile una proficua produzione, dato il poco tempo necessario una volta disponibili gli stampi…

Voilà, ecco il risultato   
Ciò è quanto è stato realizzato da quel fatidico 24 giugno 2005 ad oggi…e mancano ancora le ali, gli equilibratori e gli scarponi con già pronti gli scheletri in legno dei relativi stampi, senza contare la realizzazione della livrea (originale s’intende, magari anche con vernici originali anni ’30…), oltre lo stemma Sabaudo che Zio Clod si è impegnato a produrre fotograficamente (operazione preoccupante assai, i suoi tempi non collimano, non ha mai fretta…) da apporre sulla deriva…

Chi avrà la pazienza di attendere e, soprattutto di leggere, potrà in futuro (prossimo, si spera!) godersi la puntata conclusiva sulla maturazione del modello Mc.72, frutto di tanta passione per un aereo un pilota e la loro storia, che li ha uniti indissolubilmente nel lontano 23 ottobre 1934, con le foto del completamento del modello e magari, OSCAR permettendo, un piccolo video_clip del volo di collaudo, sperando di vedere lo stemma sabaudo sulla coda (!!!), oltre ad un perfetto ammaraggio e rientro alla base…

Silvio “the builder”

 
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